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4ª

Edizione



vedi su:

www.streeen.org

Data l’impossibilità di svolgere eventi in presenza, il festival che si tiene di norma a Roma nel mese di giugno sarà accessibile dal 15 al 21 novembre da tutta Italia sulla piattaforma www.streeen.org che rende possibile lo streaming.

Cinema d'iDEA è il primo Festival di Cinema dedicato alle Donne registe, a Roma.  Inaugurato a Giugno 2017 all'Isola Tiberina, presenta ogni anno  una varietà di Film indipendenti diretti da donne , provenienti da tutte le parti del mondo, con un focus speciale sull'IRAN. Gli sguardi, le profondità, e i  punti di vista molto diversi da quelli che siamo abituati a vedere, regalano al Festival una molteplicità di temi e di visioni che rispecchiano la realtà del mondo che viviamo, con l'ulteriore intento di  costruire una rete di contatti e di empowerment per tutte le donne. 



WATCH / GUARDA LA SIGLA CINEMA d'iDEA

Festival Cinema d' iDEA 2020

Women International Film Festival


Nuovo partner Bookciak, Azione! 2020 (https://www.premio-bookciak-azione.it).



Siamo tutti della stessa tribù:

"ESSERI UMANI"

POESIA - ODE TO THE GODDESS

Inno a Iside /Ode to Isis

Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto;/found in Nag Hammad, Egypt

risalente al III-IV secolo a.C.


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Perché io sono colei che è prima e ultima /    For I am the first and the last,

Io sono colei che è venerata e disprezzata, /I am the honored one and the scorned one 

Io sono colei che è prostituta e santa, /I am the whore and the holy one,  

Io sono sposa e vergine, /I am the wife and the vergin,

Io sono madre e figlia, /I am  the mother and the daughter

Io sono le braccia di mia madre, /I am the members of my mother 

Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,  /I am the barren one  and many are her sons 

Io sono donna sposata e nubile, /I am she whose wedding is great and I have not taken an husband 

Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai  partorito, /I am the midwife and  she who does not bear,

Io sono colei che consola dei dolori del parto. /I am the solace of my labor pains, 


Io sono sposa e sposo, /I am the bride and the bridegroom, 

E il mio uomo nutrì la mia fertilità, /and it my husband who begot me. 

Io sono Madre di mio padre, /I am the mother of my father 

Io sono sorella di mio marito, /and the sister of my husband 

Ed egli è il figlio che ho respinto. /and he is my offspring

Rispettatemi sempre,  /Always respect me, 

Poiché io sono colei che dà Scandalo e colei che Santifica.

/for I am she  who gives scandal and she who sanctifies.



LA GRANDE MADRE


La Dea Madre, anche detta Grande Madre o Grande Dea è una divinità femminile primordiale, che si concretizza in forme molto diverse nelle antiche culture e civiltà del mondo nel periodo paleolitico, coinvolgendo le civiltà di cacciatori-raccoglitori e nel periodo neolitico, interessando civiltà già centrate sull'agricoltura e l'allevamento animale. La Grande Madre si incarna sia  in figure di dee concrete e loro corrispondenti mitologie, sia in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono il mondo animale e/o gli oggetti inanimati. Essa esprime l'interminabile ciclo di nascita, sviluppo, maturità, declino, morte e rigenerazione, che caratterizza  le vite umane e i cicli naturali e cosmici.

Il femminile risultava  quindi essere un ineludibile elemento mediatore fra il mondo umano e quello divino.


Tutti i simboli collegati alla Grande Madre o che si riallacciano alle proprietà del "materno" sono contraddistinti da una forte ambivalenza, una duplice natura, positiva e negativa, quella della "madre amorosa" e della "madre terribile". Secondo Jung l'archetipo della Grande Madre è:


«La magica autorità del femminile, la saggezza e l'elevatezza spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l'istinto o l'impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l'ineluttabile».


Dall'uomo primitivo, Homo sapiens, e per moltissimo tempo, dal 30.000 a.C. fino ad almeno al 3.000 a.C., l'umanità ha fatto ricorso alla "Dea Unica”. E’ solo dal 3.000 a.C. ad oggi che si è sostituita nell'immaginario collettivo la figura del Dio maschio, che ha comunque assorbito in sè qualità del tutto femminili, come quella della creazione e del dare la vita, mentre la Dea è stata relegata al ruolo di madre, sposa, sorella del Dio, o Madre vergine.


Negli scavi archeologici operati in insediamenti del paleolitico superiore euroasiatico, sono stati rintracciati una serie di elementi che richiamano il concetto di divinità femminile, costituiti principalmente da piccole statuette e numerosi vasi. Queste elaborazioni concettuali e iconografiche, sono state realizzate da uomini primitivi per poter esprimere il concetto del divino.


Il vaso è in effetti ciò che meglio rappresenta la funzione del femminile: contenere e mantenere la vita (acqua), proteggere e nutrire, (cibo); il vaso, comunque, inevitabilmente cela e racchiude al suo interno qualcosa di invisibile e quindi misterioso.


Anche secondo Erich Neumann, psicanalista, i miti, i riti, le religioni dell'umanità primitiva, basavano i loro principi su una chiara formula simbolica : donna = corpo = vaso = mondo, da cui nasce la superiorità che per molto tempo ha accompagnato la figura femminile, generando una serie di pratiche religiose volte all'adorazione della Dea Unica, Grande Madre.


Il “corpo-vaso”, inteso nella sua concreta corporeità, il cui interno resta oscuro e sconosciuto, è la realtà dell’individuo, in cui viene esperito tutto il mondo istintuale dell’inconscio, l’inizio si vive con l’esperienza della fame e della sete che turba il lattante, come ogni istinto, dal buio del “corpo-vaso”. L’Io come coscienza ha la sua sede tipica nella testa, dalla quale vengono percepiti gli effetti estranei provenienti dall’interno del corpo. L’interno del corpo è archetipicamente identico all’inconscio, è il buio che, come la notte, è un tipico simbolo dell’inconscio .




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