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Festival Cinema d' iDea dal 28-06 al 03-07- 2018

CineLab dell' Isola del Cinema

( Isola Tiberina )

 

2ª EDIZIONE

 

Siamo tutti della stessa tribù:

"ESSERI UMANI"

POESIA

Inno a Iside

Rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto;

risalente al III-IV secolo a.C.

 

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Perché io sono colei che è prima e ultima

Io sono colei che è venerata e disprezzata,

Io sono colei che è prostituta e santa,

Io sono sposa e vergine,

Io sono madre e figlia,

Io sono le braccia di mia madre,

Io sono sterile, eppure sono numerosi i miei figli,

Io sono donna sposata e nubile,

Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,

Io sono colei che consola dei dolori del parto.

 

Io sono sposa e sposo,

E il mio uomo nutrì la mia fertilità,

Io sono Madre di mio padre,

Io sono sorella di mio marito,

Ed egli è il figlio che ho respinto.

Rispettatemi sempre,

Poiché io sono colei che dà Scandalo e colei che Santifica.

 

 

LA GRANDE MADRE

 

La Dea Madre, anche detta Grande Madre o Grande Dea è una divinità femminile primordiale, che si concretizza in forme molto diverse nelle antiche culture e civiltà del mondo nel periodo paleolitico, coinvolgendo le civiltà di cacciatori-raccoglitori e nel periodo neolitico, interessando civiltà già centrate sull'agricoltura e l'allevamento animale. La Grande Madre si incarna sia in figure di dee concrete e loro corrispondenti mitologie, sia in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono il mondo animale e/o gli oggetti inanimati. Essa esprime l'interminabile ciclo di nascita, sviluppo, maturità, declino, morte e rigenerazione, che caratterizza le vite umane e i cicli naturali e cosmici.

Il femminile risultava quindi essere un ineludibile elemento mediatore fra il mondo umano e quello divino.

 

Tutti i simboli collegati alla Grande Madre o che si riallacciano alle proprietà del "materno" sono contraddistinti da una forte ambivalenza, una duplice natura, positiva e negativa, quella della "madre amorosa" e della "madre terribile". Secondo Jung l'archetipo della Grande Madre è:

 

«La magica autorità del femminile, la saggezza e l'elevatezza spirituale che trascende i limiti dell'intelletto; ciò che è benevolo, protettivo, tollerante; ciò che favorisce la crescita, la fecondità, la nutrizione; i luoghi della magica trasformazione, della rinascita; l'istinto o l'impulso soccorrevole; ciò che è segreto, occulto, tenebroso; l'abisso, il mondo dei morti; ciò che divora, seduce, intossica; ciò che genera angoscia, l'ineluttabile».

 

Dall'uomo primitivo, Homo sapiens, e per moltissimo tempo, dal 30.000 a.C. fino ad almeno al 3.000 a.C., l'umanità ha fatto ricorso alla "Dea Unica”. E’ solo dal 3.000 a.C. ad oggi che si è sostituita nell'immaginario collettivo la figura del Dio maschio, che ha comunque assorbito in sè qualità del tutto femminili, come quella della creazione e del dare la vita, mentre la Dea è stata relegata al ruolo di madre, sposa, sorella del Dio, o Madre vergine.

 

Negli scavi archeologici operati in insediamenti del paleolitico superiore euroasiatico, sono stati rintracciati una serie di elementi che richiamano il concetto di divinità femminile, costituiti principalmente da piccole statuette e numerosi vasi. Queste elaborazioni concettuali e iconografiche, sono state realizzate da uomini primitivi per poter esprimere il concetto del divino.

 

Il vaso è in effetti ciò che meglio rappresenta la funzione del femminile: contenere e mantenere la vita (acqua), proteggere e nutrire, (cibo); il vaso, comunque, inevitabilmente cela e racchiude al suo interno qualcosa di invisibile e quindi misterioso.

 

Anche secondo Erich Neumann, psicanalista, i miti, i riti, le religioni dell'umanità primitiva, basavano i loro principi su una chiara formula simbolica : donna = corpo = vaso = mondo, da cui nasce la superiorità che per molto tempo ha accompagnato la figura femminile, generando una serie di pratiche religiose volte all'adorazione della Dea Unica, Grande Madre.

 

Il “corpo-vaso”, inteso nella sua concreta corporeità, il cui interno resta oscuro e sconosciuto, è la realtà dell’individuo, in cui viene esperito tutto il mondo istintuale dell’inconscio, l’inizio si vive con l’esperienza della fame e della sete che turba il lattante, come ogni istinto, dal buio del “corpo-vaso”. L’Io come coscienza ha la sua sede tipica nella testa, dalla quale vengono percepiti gli effetti estranei provenienti dall’interno del corpo. L’interno del corpo è archetipicamente identico all’inconscio, è il buio che, come la notte, è un tipico simbolo dell’inconscio .

 

 

 

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